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Siamo sicuri di usare un olio extravergine? La classifica degli oli d’oliva approvati e quelli no

Le analisi sui vari tipi di olio sono state eseguite in laboratorio, un panel di assaggiatori professionisti sono stati messi a disposizione e sono stati incaricati di dare il loro giudizio. Si sono analizzati ben 22 marchi di olio italiano per cercare di sapere se oltre alla caratteristiche sensoriali e organolettiche, possono rientrare nella categoria degli oli extra vergine di oliva.

Il Top della classifica

L’olio migliore è risultato De Cecco Pregiato 100%, ha infatti ottenuto buoni voti sia secondo i parametri previsti e verificati e naturalmente anche nella prova di assaggio. Questo olio è italiano al 100% e viene venduto al costo di circa 8 €/l. Al secondo posto troviamo invece l’olio Agride il Regale 100% italiano al costo di 11 €/l, subito dopo abbiamo il Monini Bios da agricoltura biologica al costo di 12,7 €/l . Non male come posizionamento anche per Esselunga 100% italiano e Conad italiano, venduti a circa 8 €/l.

In posizione intermedia nella classifica

Risultano riabilitati invece oli come Bertolli, Carapelli e Sasso. Solo tre anni fa invece furono rivolte delle accuse a questi tre oli in quanto le caratteristiche organolettiche e sensoriali non corrispondevano ai parametri per farli rientrare tra gli oli extra vergine di oliva. Oggi infatti Bertolli Gentile, Sasso Classico e Carapelli il Frantoio, sono considerati dei buoni prodotti soprattutto per il giusto equilibrio qualità prezzo che rappresentano.

Tutti gli altri oli tra quelli presi in esame che sono otto, sono al di sotto e non corrispondo ai parametri che li includono nel gruppo degli oli extra vergine.

Valutazione globale

Nell’insieme la valutazione è stata tutto sommato positiva, d’altronde le regole per la la produzione alla bottiglia portata in tavola sono molto rigide. Una bottiglia d’olio deve sotto stare ad un elevato numero di analisi di laboratorio, e a una degustazione che attesti che le proprietà organolettiche siano corrette. Se andiamo a vedere poi le normative europee, scopriamo che vi è una chiara distinzione fra i vari tipi di olio: extravergine, vergine, di oliva, di sansa – e una serie di indicazioni obbligatorie in etichetta, per esempio la classificazione, la denominazione, il produttore, il volume e non ultimo per ordine di importanza, la data di scadenza.

Invece la data di imbottigliamento o l’annata del raccolto sono invece facoltative. La messa in commercio di un prodotto di alta qualità come l’olio di oliva è soggetta a molti controlli e iter di selezione, proprio perché è soggetto a molte contraffazioni, la più “famosa” è la deodorazione, per la quale inl settore per anni è stato preso di mira.

Inoltre è d’obbligo secondo le direttive vigenti, indicare in etichetta la provenienza delle materie prime che siano Ue oppure non facenti parte dell’UE. Anche in marchi che sono stati giudicati positivamente, avvengono le cosiddette “blanding”, ossia miscele di materie prime che sono necessarie per mantenere il gusto e la qualità dell’olio costanti.

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