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Facebook paga gli utenti per poterli spiare

Gli utenti che hanno accettato questo scambio di informazioni hanno tra i 13 e i 35 anni. Quindi sono presenti anche minorenni che, dietro pagamento di circa 20 dollari al mese, accettano in maniera volontaria che sul loro smartphone venga installata una VPN (Virtual Private Network) il cui compito è quello di analizzare tutti i dati scambiati online dai telefoni su cui è installata. Registra tutte le attività degli smartphone che stanno “controllando”, i messaggi, le conversazioni e le app installate stanno sotto l’occhio vigile del signor Facebook.

Cosa sappiamo del “controllore” degli smartphone

Il nome del software che controlla è “Facebook Research”, adesso è disponibile su Android e fino a poche ore fa lo era anche su iOS, ma Facebook è stato costretto a ritirarlo in seguito alla pubblicazione dell’articolo di TechCrunch, perché il sistema violava le regole sui termini d’uso e lo stesso valeva per gli sviluppatori Apple.

Le notizie che abbiamo oggi su questo sistema di controllo utilizzato da Facebook sono intanto che questa installazione dura 2 anni e che prima veniva gestito da altri sistemi.

Per esempio nel 2004, Facebook aveva acquistato la società Onavo che aveva l’incarico di controllare i dispositivi tramite rete VPN. Purtroppo però presto viene fuori che questa applicazione non garantiva una corretta “protezione” degli smartphone dai siti potenzialmente pericolosi. Contemporaneamente poi la stessa società forniva a Facebook i dati sull’attività degli utenti controllati e quindi gusti, preferenze e scelta di navigazione sui siti.

Facebook decide di acquistare Whatsapp

Per Facebook la società Onavo, in tempi ancora non sospetti, era riuscita a registrare tutte le attività degli utenti su Whatsapp che stava iniziare a crescere in modo esponenziale aumentando sempre di più i suoi iscritti. Così il patron di Facebook, Mark Zuckerberg spiava la concorrenza e nel 2014 deicide di acquistare Whatsapp per 19 miliardi,  triplicando da allora il numero di iscritti.

Apple inoltre si accorse che Facebook controllava quando lo schermo dello smartphone era attivo e la mole di dati che scambiava tramite WiFi e rete cellulare. Subito venne chiesto a Facebook di eliminare l’App dallo store, il social network per evitare problemi lo fece ma non rinunciò mai al servizio di sorveglianza a pagamento.

I problemi per gli utenti minorenni

Facebook Research reclutava soprattutto minorenni che si allontanavano sempre di più da Facebook, utilizzando invece Instagram e Snapchat, proprio su queste applicazioni veniva maggiormente “spinto” il software di sorveglianza. il messaggio era chiaro. La pubblicità infatt approdava su una pagina web con le istruzioni per attivare la VPN sul proprio telefono, in modo da dare accesso ai dati a Facebook, ricompensa 20 dollari al mese.

Naturalmente gli utenti minorenni avevano bisogno di una autorizzazione specifica dei genitori ma il sistema si aggirava facilmente.

Facebook al limite della legalità per rastrellare dati

Le informazioni fornite da Facebook sul tipo di dati e di attività controllate da Facebook Research era lacunosa e sommaria. Questo come tanti altri casi mette in evidenza che la politica di Facebbok, per studiare le abitudini e i gusti degli utenti, lo portava spesso ad essere al limite della legalità in termini di protezione dei dati e della tutela della privacy degli utenti stessi.

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